UNA PASQUA TUTTA TUTTA SPECIALE

UN BUON AVVIO

Il cammino verso la Settimana Santa inizia nei due ospedali della cittá con la Via Crucis di reparto in reparto, di consultorio in consultorio per unire le sofferenze di ogni infermo a quelle di Gesú, pregando per la loro guarigione – resurrezione. Il gruppo dei carismatici si é fatto promotore di questa visita portando la Croce e animandola con canti, preghiere e parole di conforto. Come ogni Via Crucis, é stata impegnativa anche perché si é dovuto ripetere piú di una stazione per arrivare a tutti, ma con un bilancio positivo, stanchi e contenti.


Anche nella Cattedrale di Huacho la Settimana Santa inizia con un leggero anticipo con la Madonna Dolorosa che apre il cammino. La sua confraternita celebra i 45 anni di vita e non si lascia scappare l’occasione di avere un programma speciale lasciando un segno indelebile sul muro esterno del Comune e un altro su una colonna dell’atrio della Cattedrale, con il nome del parroco fondatore, padre Luciano Codina. Non manco certo al momento principale della Messa e ai primi 200 metri della processione, ammirando lo sforzo e la fede di coloro che portano a spalla la portantina dove é collocata la Madonna con un volto sereno, nonostante le 7 spade conficcate nel petto. Per tutto il giorno la processione cammina per la cittá ma deve attendere un po’ prima di rimettere piede nella Piazza d’armi dove si trasmette su grande schermo una partita della nazionale di calcio del Perú, la Russia é vicina. Sono giá le ore 21, preferisco andare a casa perché sento un po’ di freddo entrarmi nelle ossa.


La Domenica delle Palme mi vede pronto alle 7.30 per benedire i rami di palma e guidare la processione verso la Cattedrale con Gesú in cima all’asinello, circondato dalla folla festante. Cerco di evitare il fumo e l’incenso ma é impossibile, sono parte della processione con le signore che camminano a ritroso per avere lo sguardo fisso su Gesú. Ho il mio d’affare per benedire qui e lá i ramoscelli di quelli che si uniscono alla festa lungo il cammino. Con grande gioia e tanta gente entriamo in Chiesa accolti dal Vescovo in pompa magna. La mia voce si sta abbassando, brutto segno. Torno a casa molto stanco la sera, non ho febbre ma mi sento a disagio. Passo una notte difficile che pone fine alla mia Settimana Santa in Cattedrale.


IN OSPEDALE, DA CAPPELLANO A PAZIENTE

Lunedí 26 marzo vado all’Ospedale Regionale per un controllo, il dottore mi prescrive i primi esami del sangue, vuole una schermografia dei polmoni, mi prescrive le prime medicine, insistendo sul riposo assoluto, dandomi l’appuntamento per il martedí. Sono proprio gli esami dei polmoni che lanciano l’allarme e preoccupano i responsabili del reparto di rianimazione. In quattro e quattr’otto mi sento dire da una infermiera: “Questo é il suo letto, questo é il suo vestito bianco, ordine del dottore, si fermi qui! Chi dobbiamo informare?”
Obbedisco, passeró la mia Pasqua! nel letto numero 6.
Un fortissima infezione polmonare esige un’ altrettanta forte attenzione medica con antibiotici in vena, che coprono un periodo di 21 giorni, metá in ospedale metá nella casa, attrezzata anche con la bombola di ossigeno.


Momento speciale fu la Messa celebrata il giorno di Pasqua, seduto nel letto n. 6, accompagnato dal medico, il malato del letto n. 5, infermieri e volontari. Per tutti Cristo é risorto lí tra dolore e speranza. La foto ha fatto il giro su Facebook, naturalmente.
Le lunghe notti dell’ospedale hanno avuto come centro la recita del “rosario dell’aurora”, sempre alle ore 3 di notte. La Madonna, come premurosa mamma, mi ha accompagnato sempre.
La dieta severa era modificata con un piatto di pastasciutta all’italiana, sostituendo il riso bianco alla peruviana. Grazie anche per questa gentilezza.


Il lungo viaggio su tre fiumi inizió martedí 9 e terminó lunedí 15 gennaio. Le cerimonie della Settimana Santa le ho vissute ricuperando nella mia memoria i ritmi degli anni scorsi nei suoi momenti principali. Giovedí santo con le promesse sacerdotali, la lavanda dei piedi e la visita alle 7 chiese. Venerdí Santo con il bacio della croce e il momento unico che fa inumidire gli occhi, quando abbassano Gesú dalla Croce e lo collocano nell’urna del sepolcro. Sabato Santo con l’accensione del Cero Pasquale e il canto dell’Alleluia con la voce chiara e forte del Vescovo. La Pasqua con la Messa del Gallo alle quattro del mattino, con la processione di Gesú Risorto, la Madonna Dolorosa, San Pietro e San Giovanni per le vie della cittá per poi rientrare nella Cattedrale al canto di “Tu Regnerai…” all’unisono con quattro bande, lo scoppiettio continuo di mortaretti e il suono delle campane a festa.


Le cerimonie della Settimana Santa le ho vissute ricuperando nella mia memoria i ritmi degli anni scorsi nei suoi momenti principali. Giovedí santo con le promesse sacerdotali, la lavanda dei piedi e la visita alle 7 chiese. Venerdí Santo con il bacio della croce e il momento unico che fa inumidire gli occhi, quando abbassano Gesú dalla Croce e lo collocano nell’urna del sepolcro. Sabato Santo con l’accensione del Cero Pasquale e il canto dell’Alleluia con la voce chiara e forte del Vescovo. La Pasqua con la Messa del Gallo alle quattro del mattino, con la processione di Gesú Risorto, la Madonna Dolorosa, San Pietro e San Giovanni per le vie della cittá per poi rientrare nella Cattedrale al canto di “Tu Regnerai…” all’unisono con quattro bande, lo scoppiettio continuo di mortaretti e il suono delle campane a festa.
Tutto vivevo come fosse trasmesso in diretta televisiva sullo schermo gigante formato dalla parete davanti al mio lettino. Una Pasqua davvero specialissima, indimenticabile. E finalmente, dopo un mese, torno a “rivedere le stelle…” come dice il poeta Dante Alighieri uscendo dall’Inferno. All’altare mi aspettava il nuovo cero pasquale con la fiammella accesa, le lettere Alfa e Omega, le 5 piaghe di Gesú e il numero 2018 che indica che Cristo é sempre vivo, qui, oggi, per me.


NUOVO PRESIDENTE DEL PERÚ

Si é spento il sorriso e il passo di danza del Presidente PPK che aveva accompagnato felice Papa Francesco nella sua visita di fine gennaio.
Mercoledí 21 marzo il Presidente Pedro Pablo Kuczynski si é dimesso alla vigilia del voto a lui sfavorevole da parte del Congresso perché accusato di atti di corruzione nell’ambito dello scandalo di tangenti ricevute dalla impresa multinazionale brasiliana Odebrecht. Ë stato in carica 601 giorni. Io l’avevo visto a pochi centimetri di distanza quando c’era il Papa, era contento, forse non temeva la tempesta in arrivo.
Il 23 marzo assume la carica di Presidente Martin Vizcarra, ambasciatore in Canadá. Preferisco citare le parole di Papa Francesco che, a quanto pare, era ben informato sulla política peruviana.


“Che succede al Perú che mette in prigione i suoi presidenti? Humala é dentro, Toledo é scappato negli Stati Uniti, Fujimori era in prigione fino a poco tempo fa, Alan Garcia é tra il dentro e il fuori… Il caso di corruzione Odebrecht é semplicemente un piccolo scandalo, io copro questo, tu copri l’altro, non é una sana gestione política. La política é molto ammalata in America Latina.
La corruzione, quanto male procura ai nostri popoli latinoamericani e alle democrazie di questo benedetto continente, é un “virus sociale”, un fenomeno che infetta tutto, e i poveri e la madre terra sono i più danneggiati”.
Il presidente PPK stava ascoltandolo preoccupatissimo. Andrá in carcere anche lui? Il futuro? Il Papa ha utilizzato mille volte la parola speranza, fino all’appello finale davanti a quasi due milioni di persone, alla Messa conclusiva di domenica 21 gennaio.
“Fratelli peruviani, avete tanti motivi per sperare, l’ho visto, l’ho toccato con mano in questi giorni. Per favore, custodite la speranza, che non ve la rubino. E non c’è miglior modo di custodire la speranza che rimanere uniti, perché tutti questi motivi che la sostengono crescano ogni giorno di più.
La speranza in Dio non delude. Vi porto nel cuore. Che Dio vi benedica”.


VENGA A BENEDIRE IL SANGUE

Mai avevo ricevuto una richiesta cosí. Il sangue era lí sull’asfalto, una pozzanghera che non si riusciva a prosciugare. Era il sangue di un uomo colpito da un proiettile all’arteria femorale, due ore prima. Di professione cambiavalute da dollari o euro in soles peruviani, stava prendendo con calma la sua colazione, alle 7.30 del mattino, a un chiosco sulla via pubblica, prima di piazzarsi davanti alla Banca BCP per il suo lavoro. Due moto con quattro uomini lo hanno accerchiato per rubargli il borsello con 2500 soles (circa 800 euro). Si oppone ed ecco che uno degli assaltanti gli spara alla gamba. Il sangue esce a fiotti, imparabile, inondando la strada. Una ragazza ha tentato di bloccare la emorragia con una cinghia mentre l’ambulanza tardava ad arrivare. Dissanguato, arriva all’ospedale giá senza vita. Professore in pensione, 72 anni, uomo tranquillo e stimato. La voce del fattaccio corre veloce, e giunge ai miei orecchi tanto piú che é avvenuto a poco piú di 100 metri dalla parrocchia, al passaggio Zeta. Non posso non andare a vedere, incontrando sul posto un amico mio che mi dice: “Padre, era un uomo semplice, buono, sempre vicino a me, lei ci conosce, é il nostro lavoro, rischioso, ci hanno assaltato la settimana scorsa”. Piú che ascoltarlo guardo esterefatto il sangue che due signore cercano di lavare via, con poco esito. Prego in silenzio, poi mi allontano sconvolto mentre macchine, moto e passanti continuano, come indifferenti, il loro andarivieni. Non mi ero accorto che una signorina mi aveva seguito chiamandomi: “Venga a benedire il sangue…” Penso ad Abele e alle parole del Signore a Caino: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello”.


Una decina di persone prega con me, anche un giornalista rispetta il momento di silenzio interrompendo le sue interviste ai testimoni oculari. “Liberaci dal male…”
Quattro giovani vengono arrestati nel giro di poche ore.
Due giorni dopo, al locale della camera ardente, mi incontro con la vedova che aveva chiesto giustizia contro questi assassini che vanno lasciando sul loro camino orfani, mamme vedove, figli senza protezione. Lí erano presenti anche tre nipotini che non potranno piú godere della tenerezza del nonno.
Pesante é l’onda di criminalitá in Huacho, si parla di 12 assalti con la stessa modalitá, con almeno quattro morti. Giá abbiamo dimenticato i giorni sereni della visita di papa Francesco.


SNEYDER, FELICE CON UN PALLONE

Un ragazzo percorre almeno 10 km per venire agli allenamenti al mio centro sportivo “Stadio 70” dalla sua casa di contadini tra i campi di canna da zucchero del Rontoy.
Si chiama Sneyder Didier Huaman La Rosa, ha 13 anni.
Non dimenticheró mai il suo primo gol che mi ha lasciato a bocca aperta: un tiro libero infilato nella porta avversaria con un semplicitá incredibile. Aveva solo 9 anni.
Per la seconda volta “Movistar Deportes” nel programa “Sueños de Barrio” mette uno dei miei ragazzzi. Il primo era stato Kenyi con la sua storia strappalacrime, da un orfanatrofio a uno stadio nella cittá di Lima.
Jean Ferrari, un ex calciatore di serie A del Perú, responsabile della serie televisiva, viene a Huacho sabato 17 marzo per vedere, anche con un drone, le effettive capacitá di Sneyder. Resta anche lui incantato.
Tutto corre velocemente, perché tanta fretta? “Padre, questo ragazzo puó andare in Russia! La multinazionale auto KIA cerca un giovane peruviano che si affianchi alla squadra nazionale del Perú, al momento dell’entrata in campo”.
Al termine delle tre ore di riprese Jean Ferrari contatta subito ‘Sporting Cristal’, squadra di serie A del Perú, parla ai genitori, porta il ragazzo a Lima il 20 marzo e fa firmare il contratto di cessione del cartellino dal “Club deportivo padre Antonio Colombo”.


Giovedí 5 aprile Sneyder si traferisce all’Accademia Cristal, con l’allenatore brasiliano Julinho che fin dai primi tocchi si accorge di aver davanti un vero talento, alto 1.69, un piede sinistro micidiale e una visione di gioco alla Pirlo della Juventus.
A Lima si é fermato, nella struttura dello Sporting Cristal che favorisce anche i suoi studi con una scuola di qualitá. Anche lí Sneyder si distingue fin dai primi giorni.
E il sogno russo? Svanisce all’alba, non ha la carta di identitá aggiornata. Una burocrazia incredibilmente lenta riesce a dare il passaporto al papá ma non arriva in tempo per il suo. La Russia resta una chimera, come per l’Italia!


Sneyder non perde il sorriso e appare spigliato in tutto il servizio televisivo di Movistar Deportes che anch’io vedo con emozione mercoledí 2 maggio.
“Che cosa vuoi fare da grande?” “Giocare in Europa”. Questo é il sogno “americano” di Sneyder.
Chi lo vuole contrattare? La Juventrus o il Milan?
Aspetto di avere il video integrale per trascrivere tutta l’intervista con le lacrime della sua mamma e il silenzio di suo papá che vede felice suo figlio, ció gli basta.


LA MARCIA DELLA VITA

Marcia per la vita, sabato 5 maggio alle 15, dalla Cattedrale. Tutti insieme, un coro che inneggia alla vita, in tutte le sfumature delle varie tappe. Grazie al Dio della vita e dell'amore. Questi slogan risuonarono per le vie della cittá.
Io mi sono seduto ai piedi del palco, godendo la presenza gioiosa e rumoreggiante di oltre mille giovani, entusiasti della vita.


Don Antonio Colombo

Huacho 20 maggio 2018