SOGNARE CON IL PALLONE

LA STORIA DI KENYI, RAGAZZO DI 15 ANNI

A Milano non c’é Chiesa senza campo di calcio, non c’é campo di calcio senza una Chiesa. Con questa esperienza nel cuore, arrivato a Huacho nel 2007, ho cercato di preparare uno spazio sportivo per la gioventú. Nel 2010 si inaugura lo Stadio 70, nel 2014 si inizia la scuola calcio “Accademia della Cattedrale” per arrivare a fondare il “Club Deportivo padre Antonio Colombo nel 2016”.



La sua storia personale e le sue indubbie capacitá calcistiche rimbalzano sullo schermo televisivo di un canale sportivo nazionale “Movistar Deportes” con il programma “Sueños de Barrio” per poi dilagare nelle reti social arrivando a quasi 47.000 visitatori. Ecco la trascrizione fedele del dialogo che si é intrecciato attorno al sogno del ragazzo. L’originale documentario di 26 minuti si puó trovare sul Facebook.com Diario El Chaski, sezione videos in data 12 agosto con le parole iniziali “ Mira la Historia… “ o su Facebook.com al nome Antonio Colombo (sanfrancesco.diassisi9) in data 13 agosto
Se non riuscite con Facebook, basta scrivere a parroquiabartolome@hotmail.com


CANALE MOVISTAR DEPORTES - CMD

SOGNI DEL QUARTIERE



JEAN FERRARI, EX CALCIATORE

Nascosto dietro un pallone c’é sempre un ragazzo a cui piace il calcio, c’é la sua vita con cadute che fanno soffrire molto, storie di sforzi e di sacrifici, di speranze e di allegria. Storie come quella di Kenyi che non necessariamente inizia in un quartiere, ma che sempre finisce in un campo di calcio e lí comincia.
Giá sto per arrivare a Huacho, ci siamo fermati per un momento a fare una veloce colazione. Siamo partiti da Lima alle 6,30 per poter incontrare a Huacho un grande amico, Moisés Racchumick, che conosce una storia molto interessante di un ragazzo che, secondo lui, gioca bene al calcio. Con lui andremo a cercare il ragazzo: Kenyi Rojas Robles di 15 anni.

PIAZZA D’ARMI DI HUACHO

L’incontro con l’allenatore Moisés. Come stai? Bene, grazie di essere venuto. Qui sto lavorando con I ragazzi. Stai reclutandoli, sei, in gergo calcistico, un talent scout, scopritore di talenti? Raccontami un po’ di Kenyi.
Si trova in una casa di accoglienza, la Beneficenza di Huacho, sono 21 ragazzi con problema familiari, con abbandono. Kenyi é lí da quando aveva 4 anni, io lo conosco e lavoro con lui da 4 anni. É un bravo ragazzo.
E tu come lo hai scoperto? Grazie a padre Antonio. Lo vedremo, é qui alla Cattedrale, é una persona interessante, ha giocato al pallone in Africa, un personaggio molto dedicato al tema dello sport. Andiamo a vederlo.


Come mi racconta Mosé, egli si dedica alla scoperta di talenti, ma soprattutto per aiutare i ragazzi ad uscire da situazioni difficili, trovando un grande alleato in padre Antonio Colombo.
Buon giorno, padre. Sono Jean Ferrari. Discendente di italiani? Sí, di Genova. Un compaesano.
Ha giocato al pallone? Certo. Sono italiano, nei tempi del seminario si portava la veste nera non si poteva toglierla mai, si giocava sempre con la veste, avvantaggiato era solo il portiere che poteva bloccare la palla che tentava di passare tra le sue gambe. Si ride di gusto. Ha giocato come calciatore profesionista? No, era proibito, ho giocato solo tornei con i giovani, peró ho partecipato ai campionati della Lega Calcio in Africa. Dove? In Zambia. Io ho sempre camminato per il mondo con il calice della Messa e un paio di scarpe da calcio.

A che etá ha conosciuto Kenyi? Da quando sono qua, da almeno 8 anni, vive alla Beneficenza dove ci sono un totale di 40 tra ragazzi e bambine, lí si trovano per motivi familiari, io non ho mai indagato. Sono lí tutto l’anno e qualcuno come Kenyi anche a Natale, nessuno viene a prenderli, a visitarli. Sí, anche a Natale. Nessuno li porta fuori. Andiamo a vedere Kenyi.

BENEFICENZA DI HUACHO

Cosí si fa, si bussa alla porta per poter portarli fuori tutti e 21 e fare l’allenamento con loro. Ragazzi come state? Si incontra l’assistente sociale e vari ragazzi. Ecco Kenyi. Com stai? Bene.
Siamo venuti perché ci hanno detto della tua storia, del tuo legame con il calcio, che hai fatto tanti gol, che sei un attaccante di quelli che ora non ci sono piú…


“Cosí dicono…” La telecamera inquadra i locali della Beneficenza. Qui ci sono i tavoli, qui ci riuniamo per mangiare, qui si lavano i piatti, ciascuno ha il suo orario. Ecco qui sulla Lavagna c’é il tuo nome Kenyi: pulire la stanza, lavare le stoviglie. Qui ci sono i libri per studiare, per imparare, tutti I libri sono stati regalati.

Ai quattro anni sei arrivato qui. Sí e io mi chiedevo: “Dove vado a dormire?” Dove dormivi? Quando c’era mia mamma dormivo per la strada, non so… fuori di un negozio. Mi ha portato qui e mi detto: “Questo é il tuo letto”. Vediamo, dove é il tuo letto… Io non sapevo cosa fosse la doccia, l’acqua calda. Mi sono gettato sul letto… “Ma non ti sei lavato” mi disse l’assistente sociale. Io non capivo niente, non sapevo… mi sono lavato.
Che sensazione hai avuto? Spettacolare non mi ero mai lavato cosí , mai avevo avuto un letto, un cuscino…


L’ho incontrato alla Beneficenza insieme agli altri ragazzi, era un poco spento, non conversava parlava molto. Ho cercato di animarlo. La Bibbia aiuta sempre, il credere dá vita e speranza”.
Kenyi: ”Voglio raccontare che quando arrivai qui ero molto magro, non mangiavo niente. Avevo un nonno – che ora é morto – mi dava consigli, mi faceva contento. Ho una sorella, Valeria, che oggi compie gli anni, proprio oggi. Ieri l’ abbiamo festeggiata… voglio superarmi per dare a mia sorella , ció che non ebbe, ció che mia mamma non ha avuto… voglio superarmi…
Piange e si appoggia all’intervistatore Ferrari, che lo abbraccia commosso…

Una vita molto dura, che Kenyi puó migliorare perché ha un desiderio molto grande, puó guardare al futuro per superarsi grazie al pallone e alle persone che oggi lo circondano

“Padre Antonio é arrivato, viene con noi ad avvisarci che c’é un pullmino pronto per andare al campo di calcio, tutti insieme, é una allegria”.
Allo Stadio 70 – centro parrocchiale costruito da don Antonio - sono ricevuti da una scolaresca in festa; subito si prepara una partita di calcio tra la squadra di Kenyi -in maglia gialla del Club padre Antonio Colombo - contro una squadra di papá del collegio Santa Rosa. Kenyi é il capitano che sprona tutti: “Andiamo ragazzi, passaggi e passaggi, pronti, mani unite… ra ra ra…”
Si gioca, Kenyi é svelto, controlla la palla, scarta e punta alla porta avversaria fino a segnare un bel goal. Gioia per tutti.


Jean Ferrari dice: É proprio vero ció che mi diceva Moisés, Kenyi é un attaccante nato che va a caccia della palla, non ne perde una, le cerca tutte e quando dico tutte sono proprio tutte… Si finisce la partita con i rigori, Kenyi segna, padre Antonio no!. Padre Antonio in maglia azzurra, commenta: “ Sempre ho creduto che lo sport aiuti molto. A Milano non c’é Chiesa senza campo di calcio, non c’é campo di calcio senza una Chiesa”
Si ritorna alla Beneficenza per un bel pranzo con Kenyi e tutti i ragazzi, oggi é festa con pollo allo spiedo, paga generosamente Jean Ferrari. Le scarpe di Kenyi sono rotte. La giornata comincia al mattino, deve compiere il suo dovere, mettere in ordine il letto, scopare la stanza, lavare i piatti…

Lucia Mendoza Salazar, asistente sociale, spiega: “La Beneficenza é un centro creato per la protezione integrale dei minori che si trovano in abbandono familiare o con rischi sociali. Kenyi é arrivato qui a 4 anni con la sua sorella Valeria di due anni maggiore che é passata all’altro reparto, uno qui e una lá. Si sono adattati a poco a poco. A Kenyi piace parlare, si relaziona con tutti, é un giocarellone. Ha un buon rapporto con noi, c’é confidenza. Come assistenti ci troviamo bene con tutti i ragazzi che ci chiamano mamma; anche noi dimostriamo loro affetto”.


Regalano un cellulare a Kenyi che va in un negozio Movistar. Avete una ricarica. Sí, di quanto? Da 30, da 20, da 10 soles? Da 10, eccolo, grazie
Ora andiamo all’allenamento. Moisés dice: “Tutti i lunedí lo porto alla spiaggia del vicinissimo Oceano Pacifico, a partire dalle 6 di mattina, per dargli capacitá di ossigeno con una corsa di fondo di sei chilometri perché per arrivare agli alti livelli competitivi, si deve avere una forza aerobica.
Qui veniamio due volte alla settimana in inverno e in estate per cinque volte, da lunedí a venerdí. (Belle le riprese sull’arena sfiorata dalle onde del mare)

COLLEGIO DOMINGO MANDAMENTO SIPAN Jean Ferrari - Oltre ai suoi impegni nella Beneficenza, Kenyi deve andare a scuola, solo cosí potrá avere la disciplina necessaria per dedicarsi a ció che gli piace: giocare al football.
Il professore di teatro Jesús La Rosa Prada dice: “Ho due ore con lui ogni settimana. É un alunno che mostra capacitá e interesse per il teatro. Tutto ció che uno gli spiega lo fa.
Sempre dice: “Sí, professore, sí professore, vuole essere partecipe”. Kenyi come attore: “Sono il generale, al passo, marciamo, uno, due… É un alunno iper attivo, in constante crescita, é un ragazzo che vale. Seguono riprese nel cortile del collegio.
Moto taxi e pullman per andare a Lima, a 150 km da Huacho.
Jean Ferrari: L’amore per il football, per realizzare i suoi sogni, fa sí che per tre volte alla settimana Kenyi va a Lima per 4 ore di allenamento con l’Accademia HECTOR CHUMPITAZ, un giocatore famoso degli anni 70, capitano ai mondiali in Messico Allenamenti con la maglietta gialla, con esercizi e corse con tanti altri giovani atleti.


Tito Chumpitaz dice: “La premessa che mio padre Hector mi ha trasmesso é questa: la cosa piú importante per uno sportivo é la disciplina, ci vuole umiltá, voglia di imparare, cosí il ragazzo cresce”-
Maria Esther Dulanto, moglie di Hector. “ Abbiamo avuti tanti ragazzi che ora sono nella Prima e Seconda Divisione – corrispondenti alla Serie A e B d’Italia - e nella Coppa Perú. Andiamo nella zona nord di Lima, al Chaparral, il nostro settore, partendo alle 7 o 8 di mattina per vedere ragazzi che sanno giocare bene, ragazzi che si possono appoggiare perché siano grandi giocatori. Otto sono qui con noi e l’ultimo che vogliamo allenare é proprio Kenyi. Verrá a vivere qua con noi per un altro tipo di preparazione, per studiare in Lima, vivere con gli altri ragazzi. Con il tipo di allenamento che gli possiamo dare e la sua buona volontá, il ragazzo ha un futuro come atleta. Mio sposo Hector, da quando lui é arrivato, gli ha dato dei suggerimenti, gli parla molto, gli vuole bene, gli vuole proprio bene perché é un ragazzo che si fa voler bene”.

Jean Ferrari - Sono le 5,30 del mattino di domenica, un orario molto complicato sapendo che Kenyi parte da Huacho alle 2 per arrivare qui dopo 4 ore, subito pronto per andare a giocare. Questa é passione per il football.
Andiamo all’incontro con Kenyi al complesso Hector Chumpitaz di Ponte Piedra. La convocazione é per le 7 per andare tutti a Villa Salvador contro un rivale difficile, la squadra della Municipalitá di Lima.
Kenyi come stai? A che ora sei partito? Alle tre. E quando si gioca alle nove? Parto alle due di notte. Pronto per fare goal, nonostante tutte le ore del viaggi ela fática.
Ti ho promesso un paio di scarpe del pallone per campo sintetico, eccolo qui. Devi fare un goal con queste, avanti, coraggio. Grazie. Dalle un buon uso con tanti goal. Ne faccio venti… E si mette le scarpe nuove, emozionato.


Tito Chumpitaz dice: “La premessa che mio padre Hector mi ha trasmesso é questa: la cosa piú importante per uno sportivo é la disciplina, ci vuole umiltá, voglia di imparare, cosí il ragazzo cresce”-
Maria Esther Dulanto, moglie di Hector. “ Abbiamo avuti tanti ragazzi che ora sono nella Prima e Seconda Divisione – corrispondenti alla Serie A e B d’Italia - e nella Coppa Perú. Andiamo nella zona nord di Lima, al Chaparral, il nostro settore, partendo alle 7 o 8 di mattina per vedere ragazzi che sanno giocare bene, ragazzi che si possono appoggiare perché siano grandi giocatori. Otto sono qui con noi e l’ultimo che vogliamo allenare é proprio Kenyi. Verrá a vivere qua con noi per un altro tipo di preparazione, per studiare in Lima, vivere con gli altri ragazzi. Con il tipo di allenamento che gli possiamo dare e la sua buona volontá, il ragazzo ha un futuro come atleta. Mio sposo Hector, da quando lui é arrivato, gli ha dato dei suggerimenti, gli parla molto, gli vuole bene, gli vuole proprio bene perché é un ragazzo che si fa voler bene”.

Jean Ferrari - Sono le 5,30 del mattino di domenica, un orario molto complicato sapendo che Kenyi parte da Huacho alle 2 per arrivare qui dopo 4 ore, subito pronto per andare a giocare. Questa é passione per il football.
Andiamo all’incontro con Kenyi al complesso Hector Chumpitaz di Ponte Piedra. La convocazione é per le 7 per andare tutti a Villa Salvador contro un rivale difficile, la squadra della Municipalitá di Lima.
Kenyi come stai? A che ora sei partito? Alle tre. E quando si gioca alle nove? Parto alle due di notte. Pronto per fare goal, nonostante tutte le ore del viaggi ela fática.
Ti ho promesso un paio di scarpe del pallone per campo sintetico, eccolo qui. Devi fare un goal con queste, avanti, coraggio. Grazie. Dalle un buon uso con tanti goal. Ne faccio venti… E si mette le scarpe nuove, emozionato.


Il viaggio é lungo, si deve andare dall’altra parte della cittá dell’immensa Lima con piú di 10 milioni di abitanti. Kenyi va nella macchina di Tito, figlio del grande Hector Chumpitaz, dormicchiando
Allo stadio “IVAN ELIAS MORENO” di Lima parla Pablo Villanueva, coordinatore del gruppo: “Per la crescita della gioventú con lo sport é fondamentale il carattere, inculcare valori. L’allenatore per me é come un secondo padre, a volte confidano piú in lui che nel papá, gli raccontano le loro cose, i loro progetti, i loro trionfi e i loro fallimenti. L’allenatore cerca di modellarli e orientarli”.
Demetrio Mazzo, ex calciatore ora professore della categoría 2002, dice la formazione: “Flores, Rio… Kenyi. Fate come abbiamo imparato e lavorato questa settimana, non dimenticate niente. Gli avversari non devono guadagnare la nostra línea di difesa. La palla dá molti rimbalzi, se c’é bisogno si retrocede. Kenyi tu vai davanti, uno peró deve stare fermo nel mezzo. Tu dentro, uno in mezzo… Oggi vi chiedo di correre. Tutto quello che avete imparato lo dovete mettere in opera. Una benedizione per tutti”. Ultimi consigli in campo: “Non dovete stare davanti ad aspettare, uno sempre indietro… Forza, muchachos”.
Vestono maglie rosse con strisce trasversali nere, con il volto di Hector Chumpitaz. Kenyi ha il numero 25. Immenso campo sportivo, sulle scalinate ci sono i parenti e pochi tifosi. Un drone film tutto dall’alto puntando l’obiettivo su Kenyi che entra in tre azioni, sempre alla caccia del pallone che riesce a controllare bene. E arriva il goal. Scende veloce sulla fascia sinistra il numero 38 che crossa la palla al centro proprio per darla a Kenyi che scarta un primo avversario, sfugge all’assalto di altri tre, si sposta leggermente a destra, con la palla stretta al piede, alza un attimo la testa per vedere la porta e spara il suo tiro alla sinistra del portiere: é goal, un bel goal (con le scarpe nuove!) Corre felice ad abbracciare l’allenatore, inseguito dai suoi compagni, felicissimi perché ha segnato il goal della vittoria. L’allenatore: “State certi che volerete in alto, con tranquillitá, mi congratulo con voi. Che Dio vi benedica”.

Te l’avevo detto, tu farai goal con le scarpe nuove, ti hanno portato fortuna. Si é stata una grande partita, abbiamo vinto E il goal? Un grande goal, un GOLAZO! Che bel goal che hai fatto, mi congratulo con te. Una grande partita che hai chiuso con i fiocchi segnando il goal. Adesso devi guardare al futuro, questo é solo l’inizio. Sono i primi passi che stai facendo, se hai una buona disciplina e un forte impegno potrai fare cose molto importanti nella vita, potrai cambiare la tua vita. Devi impegnarti.
La forza di Kenyi non é solo nei suoi calci, nei suoi piedi, sta nel suo cuore, nella passione e amore che mette in tutte le cose che fa. La sua vita non é stata facile e deve sacrificarsi di piú se vuole arrivare a essere un calciatore professionale. Sono sicuro che ce la fará perché uno che é un lottatore nella vita é preparato a essere un lottatore in ogni campo di calcio.
Demetrio - Come sempre dico a tutti i giocatori, qui si debe lavorare e lavorare, avere umiltá.
Pablo - Nella vita dobbiamo sempre essere riconoscenti, lasciarsi guidare, lavorare, saper apprendere, essere buoni studenti, aver cura di sé stessi nella vita privata per essere atleti veri.
Moisés - Che lotti per i suoi sogni, i sogni possono diventare realtá quando uno ci mette il 100% del suo sacrificio. Padre Antonio - Credere in se stessi. Puó essere che ti é successo questo o quello nella vita , ma qualcuno comunque ti ha aiutato a crescere. La Bibbia dice: “ Anche se tuo papá o tua mamma ti abbandonano, Dio no”.
Professore - Che continui cosí e che sia come é, attivo, dedicato. Non mi dice mai di no, credo che se continua cosí sará un eccellente cittadino.
Maria Esther - É tranquillo, é umile, che continui avanzando. Poco a poco puó crescere. Sono sicura che arriverá perche ha voglia di migliorarsi.
Kenyi - Sempre mi é piaciuto il pallone, ci godo giocando con gli amici, quelli della Beneficenza. É ció che mi piace fare, se non gioco mi sento spento, triste. Penso che posso diventare un grande giocatore, devo essere me stesso, giocare, giocare. Voglio arrivare ad essere un grande giocatore per aiutare mia mamma, mia sorella, mi piace poter aiutare la Beneficenza, quelli che non hanno niente.


ADESSO KENYI É IN LIMA Da settembre Kenyi vive al centro Hector Chumpitaz di Lima.
Sono andato a trovarlo con Moisés. Lo abbiamo visto all’uscita della sua scuola “Miguel Cervantes” É al terzo anno delle superiori, ben accolto dal Direttore. Ha preso 17/20 al primo compito di matematica.
Siamo stati contenti della visita al centro sportivo, la sua stanzetta, il suo campo di allenamento, il tutto in un clima di famiglia sotto lo sguardo della signora Maria Chumpitaz. Segna un goal per partita contro le giovanili delle squadre di Serie A. Il sogno continua. Seguono riprese nel cortile del collegio.