NOSTALGIA PER EL SEÑOR DE LOS MILAGROS

Questo Perù è pazzo per Te, Signore dei Miracoli

Quest’anno niente processioni in questo mese di ottobre che in Perù da centinaia di anni è dedicato totalmente alla devozione al Señor de los Milagros che esce dalla Chiesa della Nazarena per invadere le strade della città di Lima e di tutto il paese.
Il Covid ha colpito duramente anche questa tradizione, costretta ad accettare la norma nazionale: “Yo me quedo en casa”. Non può muoversi, tutte le celebrazioni devono essere solo in forma virtuale. Quanta nostalgia,una parola carica di mistero che indica il ricordo di un amore che non si spegne nel cuore. .
Anch’io, confinato in casa, soffro e mi consolo nel ricordo più bello in questi 13 anni in Perù: la processione del Señor de los Milagros del 28 ottobre 2010 a Lima che, partita dalla Chiesa della Nazarena, si era snodata per le strade della città. .
Ripesco un articolo dal tesoro www.sullarcadinoe.it , Scintilla n. 33, la mia prima pagina web del 2010. Ecco la cronaca di allora.

Un voto, una promessa

Da tre anni dentro di me avevo fatto un voto e dovevo adempirlo: andare a Lima un 28 ottobre per la Messa solenne e la processione del Señor de los Milagros. È il giorno centrale, con la terza delle cinque processioni che toccano vari punti della città, con un seguito di centinaia di migliaia di fedeli ogni volta. Chi ha tentato di fare un somma parla di quattro o cinque milioni di persone coinvolte in questo atto di fede e di tradizione secolare! Lascio la mia cittadina di Huacho in pullman con la fortuna di godere il tramonto del sole sull’Oceano Pacifico nel lungo viaggio di tre ore fino alla capitale Lima, è il giorno 27 ottobre. Chissà perchè, ma sono sempre nei miei occhi i tramonti africani con la palla di fuoco che si spegne nelle acque delle cascate Vittoria in Zambia! Qui sull’Oceano si può mirare a occhi nudi questo sole avvolto in una nebbiolina, mentre corre veloce verso il fondo del mare. Nessun colore sgargiante, i toni sono sul grigio per creare un clima dolce, sereno che favorisce la preghiera, se non fosse disturbato dal film violento che la televisione di bordo trasmette. I riflessi nel mare della scia luminosa del sole al tramonto, il deserto indorato dalla luce, le insenature a strapiombo e alcune barchette di pescatori pronti ad affrontare una dura nottata di lavoro, tutto mi prepara a vivere un momento nuovo di fede.

Sono ospite nel piccolo seminario teologico della diocesi di Huacho, nel centro dell’immensa città. Il rettore, padre Abelardo, bussa alla porta della mia stanza alle 5 del mattino di giovedì 28 ottobre. C’è sempre un taxi pronto ad accompagnarti alla Chiesa della Nazarena per la Messa delle 6.30 di una grigia e piovigginosa giornata di primavera. Il Cardinale Luis Cipriani parlerà di una pioggia che non ferma la fede dei 50.000 già schierati attorno al palco per la santa Messa. Ci sono sei Vescovi e un centinaio di sacerdoti, tutti con la casula viola, il colore che domina in tutto il mese di ottobre dai vestiti ai palloncini, dalle decorazioni alle gigantografie. Una Messa diciamo “normale”, senza particolari sussulti tranne la frase finale della predica quando il Cardinale si è rivolto al quadro miracoloso, posto a destra dell’altare, dicendo: “Signore, guarda a questo popolo del Perù che ti ama pazzamente!” Ho distribuito anch’io la Comunione, notando tra i fedeli mamme con bambini piccolissimi in braccio, ammalati o anziani in carrozzina, tutti con il desiderio di ricevere Gesù nel loro cuore.
Dopo la Messa, ho scambiato quattro parole in italiano con due frati dell’Antoniano di Bologna venuti per inaugurare una scuola nella periferia, frutto delle donazioni del festival di canzoni per bambini dello “Zecchino d’oro” del 2009. Al Cardinale Cipriani, gentilissima persona, ho dato l’incarico di salutarmi il nuovo Cardinale amico Medardo Mazombwe di Lusaka, quando andrà a Roma per il Concistoro del 20 novembre.

La processione madre di tutte le processioni

In Italia, conclusa la Messa, tutto di solito finisce, qui, invece, tutto comincia perchè il Señor de los Milagros non ha fretta di rientrare nella sua nicchia, vuole passeggiare per la città per incontrare, per vedere e farsi vedere.
La processione è una vera celebrazione, con i suoi protagonisti, i suoi ritmi e i suoi tempi, la sua gente arrivata da chissà dove per una fede ùnica. Lascio gli amici sacerdoti ed entro in Chiesa per guardare il quadro originale che è sulla parete dietro l’altare, là dove l´ha dipinta uno schiavo africano dell’Angola nel 1651. La parete, costruita con canne di bambù e fango, non è mai crollata, nonostante i terribili terremoti che hanno distrutto Lima varie volte. Lo schiavo angolano ha unito il suo dolore con quello di Gesù, inchiodato alla croce, con sua Madre e Maria Maddalena ai suoi piedi, mentre nella parte alta ci sta Dio Padre con le mani aperte e lo Spirito Santo in forma di colomba. La presenza del sole e della luna danno un tono di speranza nel buio e al dolore di quel Venerdì Santo sul Calvario. La copia ufficiale di tre metri di altezza e due di larghezza invece cammina per la città con il Cristo color scuro (moreno) da una parte e un altro quadro alle sue spalle con la Madonna della nube, di origine ecuadoriana. I due quadri sono avvolti da due cornici, una d’argento e l’altra d’oro e sono fissate su una massiccia base con quattro angeli d’argento a fare da scorta d’onore. Sei sbarre di legno spuntano sul davanti e sul retro dove si piazzano trenta uomini che a turno portano a spalla la “Sacra Immagine”, il centro di tutta questa devozione popolare. Più che un camminare è un lento danzare muovendo in avanti prima il piede destro e poi quello sinistro, dondolando un po’ le spalle sotto il peso della portantina. I volti sono tesi nello sforzo e anche raccolti nella preghiera personale di ognuno. Non c’è bisogno del sacerdote per le processioni peruviane, ci pensa a tutto la Confraternita con l’abito color viola, il cordone bianco per gli uomini o il velo bianco per le donne, sia quelle che cantano, sia le incensatrici che agitano continuamente i loro turiboli camminando all’indietro e con lo sguardo fisso al Signore.
Siamo nel centro città, con strade ampie a doppia carreggiata, strapiena di gente, almeno 200.000 dicono gli esperti. Tento di inserirmi lasciandomi come trasportare dalle onde umane che mi avvolgono con simpatia e fede. Pigiatissimi l’uno all’altro con pochissimi screzi perchè lo sguardo di tutti sta cercando gli occhi di Gesù e di Maria. Qui si sente che è qualcosa di vivo, di vero, non so spiegarmelo. Con superstupore mi sento chiamare per nome: “Padre Antonio”, prima da una parrocchiana e poi più in là da un giovanotto, anche loro sono di Huacho. L’onda umana mi sospinge fino a due metri dalla portantina, ma poi a poco a poco mi respinge, così fluttuando in avanti e indietro per quasi tre ore! Qualche goccia sta scendendo, ma come ben scrive un giornale: “La pioggia incessante (qui non piove quasi mai e una goccia ha il valore di diluvio!) non ha fermato i fedeli ‘inzuppati di fede’ per tutte le 15 ore della processione. Cammino con calma tra un papà che ha la sua bambina di tre anni sulle spalle, una mamma che mi chiede una benedizione per il suo piccolo di due mesi ben avvolto in una copertina bianca, un giovanotto tutto serio, una donna con il rosario in mano e un venditore ambulante che offre un video religioso per un modico prezzo. Ogni cento metri si cambia la squadra dei portatori che eseguono gli ordini, trasmessi con il tocco di una campanella di bronzo, colpita da un martello in mano al capo squadriglia. Scoppia sempre un applauso forte, ma breve, ad ogni sosta mentre l’onda umana cerca di fermarsi con qualche scossone e schiacciata di piede. Spontaneamente di tanto in tanto uno intona l’inno al Señor e si alza un coro possente da dare i brividi.

Le soste devozionali

Qui sta la vera novità rispetto alle processioni che io ricordo, comprese quelle di Lourdes o di Fatima.
Spontaneamente lungo il percorso gruppi, famiglie, istituzioni, scuole, ecc. si offrono a rendere omaggio al Signore per cinque minuti o un quarto d’ora. La prima sosta è per l’Università privata Villareal, un palazzo alto sei piani, tutto decorato di bianco e viola. Una musica aspetta l’arrivo della processione, la portantina si ferma facendo un inchino, lo speaker presenta un poeta che declama una nuova poesia, mentre tocca al Rettore Magnifico fare un discorso – preghiera rivolto al Señor, per poi presentare un omaggio floreale e dare una busta con un’offerta al presidente della confraternita. Studenti e professori si assiepano sul palco o si affacciano dalle finestre, partecipando con battimani e evviva. L’Università si è fermata per ricevere la sacra immagine.
La seconda sosta è davanti a Tottus, uno dei nuovi moderni supermercati, sull’altro lato della strada. La portantina deve mettersi per traverso perchè il Signore veda tutte le maestranze che lasciano partire per il cielo centinaia di palloncini bianchi e viola, mentre dei giovani sparano verso l’immagine coriandoli colorati come si fa ai mondiali di calcio: è Lui il vincitore. La terza sosta è una parrocchia con una scuola elementare al suo fianco. Si sente musica di Chiesa, c’è il parroco che con un pizzico d’orgoglio sottolinea che anche questo Señor de los Milagros è un suo parrocchiano, mentre i bambini non stanno fermi e tantomeno in silenzio. Ci sono anche i fratellini più piccoli che le mamme affidano all’incaricato della confraternita che li prende in braccio e li alza il più possibile vicino a Gesù perchè siano benedetti. Qui sono le campane a fare da sfondo musicale, mentre si vedono suore affacciarsi dal balcone della scuola materna. La quarta sosta è al gruppo finanziario Crear, con uomini in doppiopetto, un palco di lusso e cantanti professionisti ad esibirsi con brani religiosi ben scelti. Ognuno vuole parlare con Gesù nel suo linguaggio tecnico professionale. Andranno meglio gli affari?
Brevissime soste si meritano anche famiglie o privati che hanno adornato le loro case e hanno un mazzo di fiori da offrire al Signore. Qualcuno dona bevande o panini ai membri della confraternita perchè il viaggio sarà lungo e faticoso in questa speciale via Crucis con le sue stazioni. Son passate due ore, percorrendo un chilometro dell’Avenida Tacna, con tutti i suoi palazzi in stile coloniale spagnolo.
La quinta sosta è davanti alla sede della Camera del Lavoro di tutto il Perù. Facilmente noto la presenza di operai, lavoratori pronti a ricevere “il figlio del falegname”. Anche qui tutto è ornato come si deve, inclusa una gigantografia con una preghiera. Dal balcone al primo piano, è una signora dirigente che parla a Gesù, con linguaggio concreto e schietto dei lavoratori, dei problemi della categoria, delle sue fatiche e delle sue speranze. Mi viene un nodo alla gola mentre l’ascolto attentamente quando ricorda il milione di lavoratori peruviani ora emigrati per il mondo dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Spagna all’Italia. Sono tutti lì spiritualmente davanti a Lui. Gli applausi sono più forti e intensi.

La stanchezza

Comincio a sentire un po’ di stanchezza e temo che si gonfi la mia gamba destra, mentre l’aria si fa sempre più carica di umidità. Mi trovo sempre in mezzo a fedeli che devotamente continuano il cammino tra uno scossone e l’altro. Guardo verso il fondo dell’Avenida e vedo che si apre su una piazza con un monumento formato da un’altissima colonna con un angelo in cima, con persone appollaiate il più in alto possibile per aspettare l’arrivo del Señor de los Milagros. Da quante ore staranno là? Cerco di uscire dal fiume umano (il giornale parlerà di mare umano) per raggiungere la piazza Dos de Mayo, ma non ci riesco. Ricorro allora a un piccolo stratagemma, sistemo bene il colletto bianco del mio clergyman e mi sposto verso il centro dove c’è la Confraternita separata da una corda lunga centinaia di metri sostenuta da poliziotti decisi a mantenere uno spazio libero per il cammino dei portatori. Riconoscendomi come sacerdote, sollevano la corda e mi trovo in mezzo alle donne con i loro fumanti turiboli d’argento che mi avvolgono d’incenso quasi soffocante.
Qui posso camminare tranquillo ma non so come mi sento chiamare per nome. Si tratta di padre Jaime Bisso, un sacerdote di origine italiana quasi novantenne e pieno di acciacchi, ma ricco di fede. E’ un ex cappellano militare con i nonni emigrati da Recco, vicino a Genova, a Huacho vivono la maggioranza dei suoi parenti, Bisso naturalmente, che io ben conosco. Non riesco a seguire la sesta sosta nella piazza e ascolto solo da lontano dei canti. Dall’interno noto tutto il gruppo organizzatore della processione con confratelli e consorelle di tutte le età che svolgono ordinatamente ognuno il suo compito, anche se costa fatica.
E’ mezzogiorno, devo tornare a Huacho. Sempre utilizzando il corridoio preferenziale raggiungo i tre giovani chierichetti che con croce e cantari aprono la processione nella centralissima e larghissima Avenida Alfonso Ugarte. Vedo velocemente che già è pronta la settima sosta con i bambini ammalati dell’Ospedale San Bartolomeo, mentre l’ottava sosta sta nelle mani della squadra di calcio campione del Perù 2009, la “U” di Universitario, con giocatori e l’allenatore pronti a rendere omaggio, ma anche a chiedere un favore per qualificarsi alla fase finale del 2010. In Italia si va in pellegrinaggio a Lourdes o dal Papa, qui c’è il patrono per eccellenza che è sempre il Señor de los Milagros. Sulla strada hanno preparato un tappeto di fiori con il colore crema della società e una gigantesca U viola nel mezzo mentre piccoli tifosi ricevono palloncini d’omaggio con i colori bianco e viola del Señor.
A quest’altezza arriverà la processione per la sosta principale della giornata, l’incontro con il dolore e la speranza per gli ammalati dell’Ospedale Loayza, uno dei principali della città.
Mentre cerco una via laterale, vedo arrivare una piccola processione, stanno accompagnando, a spalle naturalmente, San Martino de Porres a rendere anche lui omaggio al suo Signore!
Nelle tre ore del viaggio di ritorno a Huacho di solito dormo, ma stavolta non ci riesco perchè sono troppe le emozioni che stanno nel mio cuore. La nostalgia di quella esperienza è ancora viva in me.

Il Vescovo ce l’ha fatta

Mons. Antonio Santarsiero, nostro Vescovo, entra in rianimazione domenica 9 agosto in una Clinica di Lima. Il Covid lo ha colpito con violenza non certo frenata dalle medicine somministrate in casa. Comincia il dramma suo personale e quello di tutti noi suoi figli. È in totale isolamento sottoposto al duro protocollo compresa la intubazione con il respiratore meccanico. Nessuno può stare al suo fianco, occorre aspettare il bollettino medico ufficiale emesso giornalmente dal segretario della Conferenza episcopale. Qualche silenzio diplomatico, qualche bugia per non allarmare, ma i giorni passano, le settimane anche. Aumentano le preghiere in tante case che preparano un loro altarino con in mezzo la foto del Vescovo. Anch’io faccio lo stesso per l’altare dove celebro la Messa tutti i giorni in casa. Divento, involontariamente, l’addetto stampa semi - ufficiale della Curia con ciò che scrivo su Facebook e soprattutto le parole che dico alla domenica alla Messa “virtuale” in Cattedrale. Allo scadere dei 30 giorni in rianimazione, non sapevo più cosa dire negli avvisi, avevo le lacrime agli occhi. Dentro di me si sviluppava il tragico dilemma: si sveglierà o non si sveglierà!
Si è svegliato!
“Il tuo coscritto è risuscitato”, questo laconico messaggio ho spedito a Mons. Mario Delpini di Milano allo scadere del 31° giorno di rianimazione. “Ha aperto gli occhi, respira, per ora risponde con cenni”. I due Vescovi sono coetanei, hanno 69 anni, ricordiamo che era insieme felici il 7 gennaio concelebrando nella nostra cattedrale.
Passa un’altra settimana in ospedale per poi continuare il trattamento in una casa di Lima. Finalmente il 27 settembre arriva una lettera firmata di suo pugno con scrittura leggermente tremante. “Ai miei fratelli Vescovi e… a tutto il mondo. Mi avete accompagnato con le vostre preghiere. Il Signore mi ha permesso di superare la tappa più critica, con il suo aiuto e benedizione, seguendo le indicazione dei medici, passo alla fase della riabilitazione…”
La mia gioia è grande quando lui stesso mi chiama da Lima alle nove della sera del 3 ottobre. Non è una voce squillante, ma è la sua, è uscito dal tunnel per seguire la stessa trafila che io ho fatto due anni fa dopo ben tre operazioni e crisi polmonare. Ascolta i miei consigli ma mi interrompe quasi subito per toccare il tema che più gli sta a cuore: l’impianto di ossigeno. “Eccellenza, non si preoccupi, lei aveva già preparato tutto, domani arriva il primo aereo dall’Europa”. “Sì, lo so, l’inaugurazione la faremo virtuale, Antonio”.
Con questo spirito, tornerà alla sua forma normale. Grazie a Dio, ai medici e alle tantissime persone che gli sono state vicine, con tante catene di preghiere nei social del mondo intero.
Vuole bruciare le tappe e vedere tutti i suoi preti. Convoca con Zoom una riunione il 9 ottobre, la guida lui, magro in volto, ma sicuro nel parlare, interrogare, proporre addirittura programmi per maggio e giugno 2021. Mi sono permesso di invitarlo alla calma, il futuro non è più nelle nostre mani, è in quelle misteriose del Covid che qui fa ancora stragi. Fra 10 giorni sarà a Huacho.

L’impianto per l’ossigeno, una realtà

L’ultima apparizione publica del Vescovo – promotore della Crociata per l’ossigeno – era stata a conclusione di un speciale RADIOTON per la raccolta fondi, venerdì 31 luglio. Forse già con qualche brutto sintomo addosso aveva gridato d’esultanza: “Abbiamo raggiunto la quota di un milione di soles. Grazie a tutti, adesso cominciamo a comprare, il piano è qui, già possiamo dare la prima quota”.
Poi è sparito dalla circolazione, colpito dal Covid, ma i soliti maligni già dicevano: è scappato con i soldi!
Altro grosso intoppo è la rinuncia del numero due della commissione “Pro planta”. Dicono discrepanze interne, non chiarite. Tocca allora al gruppo ecclesiale della Curia portare avanti il tutto in stretta coordinazione con il direttore dell’Ospedale e vari tecnici. Prima di “sparire” in rianimazione il Vescovo aveva già fatto i contratti base. Si dà il via ai lavori con la costruzione del locale all’interno stesso dell’ospedale. Qualcosa si muove, mentre arrivano generose donazioni dall’Italia, dagli Stati Uniti e dal Giappone grazie ai peruviani all’estero e alla Chiesa di Milano. Scoppia un putiferio sui giornali e radio locali perchè sembra che i conti non tornino… Non si costruisce in un giorno, non è facile fare contratti con ditte estere con tutte le complicazioni di versamenti in dollari, controlli fiscali, spese di trasporto aereo e navale. Si diffonde il malumore alla notizia dei possibili ritardi per il blocco delle frontiere e del mese di agosto europeo con tutte le ditte bloccate per le ferie estive. Che fatica anche per me – portavoce della crociata - spiegare che, mentre qui è inverno, il caldo da 35 gradi spinge tutta Europa verso le montagne o il mare, non si lavora proprio. Tutti i negozi hanno esposto il cartello: “Chiuso per ferie”, anche i sacerdoti e il Papa sono in vacanza, con le città deserte.

Il Covid ci mette il suo zampino negativo al massimo, gli ammalati positivi e i morti aumentano di giorno in giorno e l’ossigeno è irreperibile o raggiunge costi altissimi da mercato nero. Sinceramente occorre dire che tantissimi non si ricoverano negli ospedali al collasso e si fanno curare, come possono, in casa. Da lì la domanda angosciosa: “Ma quando avremo l’ossigeno, anch’io ho dato il mio contributo per la campagna?”

La primavera è speranza

Arriva la primavera in Perù il 23 settembre e rinasce la speranza, anche perchè il Covid ha rallentato un po’. Si sbloccano gli aeroporti e le navi attraccano al porto. Che responsabilità e anche che gioia per me che devo firmare, come parroco della Cattedrale, i documenti per la dogana del Perù per una nave in arrivo dalla Cina e un aereo dagli Stati Uniti. Finalmente alla Messa di domenica 4 ottobre posso assicurare che presto saranno qui a Huacho 268 cilindri di ossigeno di marca cinese e un compressore di marca USA; sono già pagati, in settimana si potranno vedere.
Una sorpresa mercoledì 7 ottobre, l’arrivo, in anticipo sugli altri pezzi, del CUORE dell’impianto cioè il generatore dalla Slovacchia con un volo via Amsterdam. La commissione ha preparato una festa con una banda che accoglie all’entrata di Huacho il grande trailer che lo trasporta direttamente dall’Aeroporto all’Ospedale. Nel programma è prevista la benedizione del generatore in Piazza d’Armi davanti alla Cattedrale, celebrata dal Vicario Generale. Le norme Covid per gli anziani non mi permettono di uscire di casa per essere presente alla cerimonia, ma posso seguire tutto in diretta su una Televisione locale.

Sabato 10 ottobre vado a fare un sopralluogo ai lavori in corso all’Ospedale stesso, vivo a 50 metri di distanza. Passo con mascherina e protettore facciale a fianco della zona rossa del Covid, prego e tremo pensando a quanti stanno soffrendo. Ma il cuore si allarga con un bel respiro quando entro nel locale nuovo dove stanno sistemando le ultime connessioni per l’impianto della produzione di ossigeno. È realizzato il sogno del 31 maggio! Mi vien voglia di toccarli i 7 apparati che catturano l’aria, la separano, la modificano trasformandola in ossigeno per tanti polmoni affaticati.
Quasi è ora di comperare lo champagne per la festa della inaugurazione di questo strumento basico per continuare a lottare contro il Covid e altre infermità.

Fantasia pastorale con Facebook

Sono quasi 7 mesi di lockdown come si dice, in casa, in casa. Sono tante 24 ore al giorno da riempire. Come attività manuale mi ero dedicato alle piante e fiori del mio piccolo giardino, adesso sto imbiancando la casa, fuori con un bel colore verde e dentro un giallo Milano. Ho fatto comprare la vernice, un rullo grande e uno picccolo, due pennelli e stucco bianco con spatola. Mi sporco un po’, ma mi piace. Quasi esperto in Zoom per via della classe online di italiano, continuo con il blog www.padreantoniocolombo.com, ma soprattutto ho sviluppato la pagina di Facebook Antonio Colombo, come un veloce giornale murale con 2976 amici nel mondo: Asia, Africa, Europa e America Nord e Sud.
• Appuntamenti fissi settimanali sono due: la pubblicità della Messa domenicale virtuale e il commento del lunedì sulla stessa Messa registrata. Poche frasi incisive in italiano e in spagnolo corredate da una o 3 foto (non di più) che attirano l’attenzione come fede e come arte. Vedo che possono arrivare anche ai 200 me gusta/like con decine di commenti personali, alcuni in forma di preghiera.
• Purtroppo in questo strano tempo Covid ho avuto due mesi con tanti annunci funebri di amici e parrocchiani che hanno lottato fino all’ultimo prima di raggiungere la pace eterna. Commento diretto sulla pagina per poi continuare in modo personale con Messenger. Qui entrava in gioco la tristezza, l’amore di famiglia, l’amicizia con ricordi commoventi. • Si intercalano notizie al volo di vario tipo, principalmente il lancio della Crociata per l’Ossigeno, il Vescovo attaccato dal Covid tra dolore e speranza, i passi lenti ma sicuri dei lavori per l’impianto, il mio anniversario di sacerdozio numero 56, la visita al mio campo sportivo Estadio 70, con l’erba che cresce e i ladri che sono sempre al lavoro, mentre i ragazzi calciatori sono chiusi in casa e non possono giocare. Sempre con stile sintetico, poche frasi bilingue e foto accattivanti. Hanno fatto fortuna per gli appasionati anche due foto della biografia. Mi diverto a leggere i commenti, rispondo a qualcuno, un grazie a tutti.
• Ci sono anche belle notizie in quattro video – interviste come quella di mia sorella Suor Dalmazia che ha vinto il Covid e ha dato la sua testimonianza con una televisione vaticana condivisa e commentata sul mio Facebook in versione spagnola. Spazio anche a due mie lunghe interviste in casa, la mia clausura, che hanno sfiorato 8.000 riproduzioni. Anche qui interessanti commenti.
Il record assoluto di amici che esprimono la loro gioia, scatta con la foto che ho pubblicato nella Mi Historia mentre sono nel locale dell’’impianto di ossigeno. Domenica 11 ottobre l’hanno vista e sottoscritta 613, l’ho rimessa lunedì 12 arrivando in totale a 1000. Ho goduto leggendo i nomi di ognuno di loro.
• Sono nati dei bambini, no Covid. A qualcuno ho fatto arrivare un piccolo regalo. Quando ho chiesto il permesso ai genitori di pubblicare la foto di due bellissime gemelline venezuelane, ho ricevuto questa risposta:

“Digli che non ci sono problemi, lui è parte di questa storia. Gli siamo eternamente grati per l'appoggio che ci ha dato quando stavamo aspettando la loro nascita, soprattutto per le sue preghiere. Dio Padre lo utilizza come strumento per aiutare i bisognosi. Lo benediciamo e quando questa situazione sarà finita, gli porteremo le bimbe per ricevere la sua benedizione”.


Concludo con un dialogo con un amico sacerdote che ha visto la mia passione sportiva che continua, la scuola di italiano per adulti a quota 11 e il mio contatto con i discendenti degli immigrati italiani.
Luigi Caimi: Don, sempre operoso e pieno di idee per il bene. Ciao Antonio Colombo: Sono in casa, faccio lavorare la fantasia pastorale. Luigi Caimi : Sei forte comunque. Ciao

Aggiornamento Covid in Perù

Data del 28 agosto: 7.964 casi confermati positivi - 194 nuovi casi di morti
Data del 8 ottobre: Casi confermati positivi: 1.104 con un totale 838. 614. Nuovi casi di morti: 89 con un totale 33.098.
Purtroppo il Perù resta sempre primo nella clasifica mondiale per il numero dei morti in rapporto a quello dei positivi e della popolazione del paese.
Anche a Huacho la tensione è diminuita, pur essendo sempre drammatica, certamente non come i due giorni di fuoco di fine agosto con 35 morti. Siamo sempre nella prima fase della pandemia Covid – 19, con 210 giorni di confinamento in casa.
Già si affaccia alla mente di tutti la domanda: “Come sarà il Natale quest’anno?”
Con uno spirito positivo di speranza

Don Antonio Colombo

Huacho 15 ottobre 2020