Tutti preghiamo per il Vescovo

Sempre più difficile in Perù

Il Vescovo è ammalato

Mons. Antonio Santarsiero, il lottatore per l’impianto di ossigeno, è ricoverato in una clinica. Scatta l’apprensione in tutta Huacho
La mattina dell’11 agosto ricevo prima una telefonata e poi il documento ufficiale per dirmi che davvero Mons. Antonio è entrato in una fase difficile, attaccato dal terribile virus, adesso è in una clinica a Lima. Finora, ogni domenica dal 16 marzo, ho concelebrato con lui. Il 2 agost0, mentre siamo in sacristia, accenna al fatto che sta prendendo delle medicine. Un giornalista amico osa chiedere: "Perchè se non ha sintomi?" Li aveva ed io avevo notato un calo nella predica troppo corta e senza acutí. Lunedì ha incontrato tutti i sacerdoti della Diocesi su Zoom trattando il tema del protocollo per l’eventuale riapertura delle chiese. La sera stessa va a Lima restando però nella sua casa con un trattamento dettatogli dal suo medico di fiducia, già con la bombola di ossigeno. Domenica 9 mi ha chiamato per dirmi: “Antonio, celebra tu la Messa in cattedrale, io sono a Lima”. Non faccio nessuna domanda, ma per esperienza capisco che la voce non indica niente di buono. Tutto resta riservato fino al comunicato ufficiale sul Facebook della Diocesis de Huacho. Certo si era impegnato tantissimo dal 31 maggio per l'impianto di ossigeno. Raggiunto il traguardo finanziario, già aveva stipulato i contratti mettendo in moto tutti! Ma il misterioso terribile virus non perdona.
Scatta la solidarietà orante della Diocesi, cominciando con una Messa speciale per la sua salute. Io l'ho vista da casa, hanno concelebrato i miei coadiutori. Entro nella lista dei possibili contagiati come suo "vicino"della Messa del 2 agosto. Devo stare almeno 15 giorni in assoluta quarantena, anche se non ho sintomi. La mia dottoressa mi ha sgridato: "Tu non devi più uscire, le Messe le dicano i preti giovani!" Ho cominciato a ubbidire.

Mons. Mario Delpini scrive a don Antonio

Ho scritto con cuore in pena a Mons. Mario Delpini. Eccellenza, sento proprio il bisogno di scriverti. Il mio Vescovo non migliora, continua lottanto in camera di rianimazione da 17 giorni, anche il Nunzio è super preoccupato.
Il covid continua a fare strage, compresa quella dei 13 giovani morti asfissiati in una discoteca all'entrata di Lima.
Ieri ho celebrato la Messa in onore del santo patrono Bartolomeo. Nell'inno il ritornello ripete "Bartolomeo uomo della speranza... " Non mi ero mai accorto di questa parola unita al santo.
I dati statistici continuano verso l'alto, ora ci hanno messi primi in classifica mondiale nel rapporto dei morti su mille infettati. La mia salute è buona, sono in casa, scappo fuori solo la domenica per la Messa che si trasmette su internet. Interessante esperienza, con Gesù che sempre ci accompagna.
Il progetto Ossigeno aspetta l'arrivo dalla Slovacchia del pezzo centrale, tutto il resto è pronto. Ma manca il progettista e animatore di tutto, il Vescovo, è lui che ha bisogno di ossigeno.
Quando in Duomo passi davanti alla statua in marmo di San Bartolomeo scuoiato con la pelle che lo avvolge come una sciarpa, pensa a noi. Ci benedica e faccia pregare per il Perù.
Risposta a tempo record, dopo solo 12 ore, notte compresa.

Caro don Antonio,
sono preoccupato per le notizie che mi hai fatto pervenire.
Sono edificato dalla tua testimonianza di fede e di speranza.
La speranza cristiana è frutto della fiducia nella promessa di Dio di renderci felici per sempre. La confidenza nelle risorse e virtù umane è sempre esposta al rischio di essere delusa. In particolare, a quanto leggo qui in Italia, il modo di affrontare il virus in Perù non promette nulla di buono.
Prego per il Vescovo, per te, per don Vittorio, e per tutti i poveri.
Ti prego di condividere con tutti la mia partecipazione, la mia benedizione, la mia vicinanza.
Con un caro saluto e ogni buon augurio.
Mi ricorderò di te, ai piedi della statua di San Bartolomeo.
+ Mario
Pubblicata su Facebook, cammina tra la gente facendo aumentare le preghiere per il Vescovo coraggioso.

Intervista numero due Canale 36 TV Huacho

Oscar Nazario, Ruth Robles e Antonio Colombo
Padre Antonio ci apre la porta della sua casa per dire un grazie a tutte le persone che lo appoggiano, invitandole a raddoppiare l’impegno a favore del prossimo che ha bisogno di una mano amica e generosa.
Buongiorno don Antonio, sono passati due mesi dall’ultima nostra conversazione. Esattamente due mesi, 23 maggio e ora 23 luglio. Allora ero preoccupato, ma con speranza, adesso più preoccupato e con meno speranza. Questa è la realtà, ma dobbiamo continuare a lottare. Ho bisogno di sentirmi calmo per poter trasmettere speranza.
Vedo che ha lavorato di più, qui sul tavolo ci sono tanti ritagli di giornali e annunci pubblicitari. Ci spieghi un po’. È vero, siamo al quarto mese di quarantena, nel primo mi sono dedicato alla casa per una pulizia generale, vetri compresi, cucinare il meglio possibile, curare il giardino, piantare alberelli nuovi. E poi, cosa faccio adesso? Sono in casa, solo, ma sempre con la responsabilità della parrrocchia, in píù ho amici italiani che potrebbero aiutarci, soprattutto dal momento che il Vescovo ci ha scossi tutti. Ricordi, Oscar, quella domenica del 31 maggio quando disse con la sua forte voce: “La gente muore e continua a morire, non possiamo stare in silenzio. L’Ospedale Regionale è senza ossigeno, dobbiamo fare qualcosa, costruire un impianto indipendente di ossigeno!” Siamo rimasti lí, prendendo un po’ di tempo per riflettere e valutare il sogno del Vescovo per poi prendere la decisione: “Vamos, appoggiamolo, andiamo con lui”. Così, con entusiamo, abbiamo cominciato a camminare.
Un progetto di un milione di soles e anche di più! È vero, una cifra altissima, ma adesso si cammina. Quando uno prende l’iniziativa e si mette in testa al gruppo, la gente ascolta il battito del suo cuore, più che le sue parole, e si coinvolge e lo segue con cuore generoso. Grazie a Ruth e a te che avete avuto l’idea geniale di una Teletón tutta speciale chiamata Oxigenatón. Solo così il sogno del Vescovo non si è fermato in un gruppetto, ma con tutta la mùsica, i balli, le battute scherzose avete scosso la regione intera fin alle montagne di Oyon.
Passa la parola a Ruth, grazie al suo Oxigenatón tutti potremo respirare.
Tocca a te Ruth, tanto più che vediamo che la nostra idea è copiata in Barranca, Cañete, Huaral per lo stesso fine di raccogliere soldi per un impianto di ossigeno. Vedremo come faranno. Ruth - Siamo partiti dal fatto che le nostre autorità locali non si sono impegnate a dare una risposta immediata per poter salvare la vita della nostra gente. Ci voleva una iniziativa per coinvolgere lo stesso popolo per la sua salvezza. È toccato ai mezzi di comunicazione muovere le acque con tutto ció che è ruotato attorno al nome Oxigenatón che vediamo si sta replicando altrove. Noi due, Oscar ed io, e Jhony abbiamo coordinato l’avvenimento con il rappresentante dell’Associazione Nazionale dei Giornalisti ottenendo la grande soddisfazione di aver visto il popolo corrispondere con entusiasmo. Speriamo che venga anche un apppoggio dalle autorità provinciali e regionali che finora non si sono mosse, è una pena. Noi giornalisti conosciamo da vicino la situazione, vediamo che la nostra gente sta morendo per la inerzia delle autorità. Tu Oscar con il tuo canale televisivo 36 sottolinei tutti i giorni questo disagio. Non possiamo stare in silenzio, è terribile vedere che il dolore della gente cresce ogni giorno, uno perde il papà, muore la mamma, il fratello, il vicino, l’amico…
Il grido di dolore, l’angustia di questo momento di instabilità sta scuotendo tutta la popolazione che comincia a reclamare a fare manifestazioni in tutto il paese, vero?

È proprio cosí, si nota il disagio della gente che comincia ad alzare la voce, stanno reclamando in Arequipa e anche nella Selva amazzonica, tutto il paese è in fermento. Però, padre, non c’è solo il tema della mancanza di ossigeno, anche la fame bussa alla porta. Per questo si sta cercando di organizzare le mense popolari. Ê proprio un tema che volevo toccare, quello della fame. La fame colpisce duro non solo qui, anche in Italia. Quando non c’è il lavoro, non ci sono entrate fisse, come fa uno a pagare le bollette della luce, dell’acqua, come fa a dare un futuro ai suoi figli? Tutto nasce dal lavoro informale (in Italia si dice in nero) senza protezioni sociali, legato a entrate giornaliere, senza le quali ci si sente costretti a scendere in strada, come i venditori ambulanti, con il grandissimo rischio di infettarsi e trasmettere il Covid.
Onestamente prima mi ero accorto del tema della fame, quello dell’ossigeno è arrivato dopo. Penso anche ai venezuelani che sono in Huacho, sono tanti. Molti di loro hanno preferito tornare in patria anche se là è peggio, sappiamo che qualcuno di loro è stato investito e ucciso sull’autostrada sulla via del ritorno.
Davvero dobbiamo pensare a chi ha fame, specialmente nelle periferie. Meno male che i bambini piccoli delle scuole materne continuano a ricevere l’apporto mensile dal governo con il programa Qhuali Warma, ma non è sufficiente. Penso di aiutare con un pacco viveri i bambini che abitano in periferia de los Pinos dove ho aiutato tanto a costruire la scuola materna “Rayito de dulzura” = Raggio di dolcezza. Io non posso uscire di casa, ma troverò chi potrà farlo, non mancano uomini e donne capaci.
E si arriva all’ultima tappa senza ritorno che è la morte. Purtroppo anche Facebook si riempie di annunci funebri, come un necrologio, con il segnale del nastro nero, con la richiesta di preghiere. “Padre preghi per mia mamma con il Covid, non si dà pace. Padre preghi per il dottore che è morto dopo tanta lotta, era buono”.
Ho paura al mattino ad aprire Facebook, anche ieri sono morti quasi nello stesso giorno papa e figlio appartenenti ad una confraternita, persone che conosco bene. Una nuova, triste realtà.
È proprio vero, anch’io incontro le notizie su Facebook come il caso di due medici che sono stati attaccati dal Covid e ora sono in gravi condizioni, si deve pregare per il loro recupero. Altri, purtroppo se ne sono già andati, anche un collega giornalista ancora giovane. Per questo sono nate le Messe virtuali e le catene di preghiera.
Dobbiamo continuare a pregare e a darci una mano per sapere come stanno non solo i tuoi familiari, ma anche i tuoi amici della parrocchia.
Così ho impaarato a utilizzare il nuovissimo strumento ZOOM anche per il consiglio pastorale, almeno per vederci in faccia dopo quattro mesi di isolamento. Purtroppo la prima sorpresa è stata che non c’è gruppo che non lamenti i suoi malati di Covid e anche i suoi morti. Che fare? Oltre al pregare, ogni gruppo apre la borsa del tesoriere per dare qualche soldino per le medicine, per il funerale, per gli alimenti.

Le medicine costano, non si trovano, sono aumentate tanto di prezzo. Dove trovare i soldi?
Oh, Signore! Dobbiamo continuare a osservare seriamente il consiglio di stare in casa, cercando nello stesso tempo di fare qualcosa per gli ammalati gravi.
Padre Antonio, vedo qui sul suo tavolo tante pagine di giornali italiani con la sua foto, che significa, io non capisco la lingua, vedo solo il nome Perù.
. Dopo l’annuncio del Vescovo, già dai primi giorni di giugno avevo lanciato l’allarme con la frase “Non respiro, mi manca l’ossigeno!” Quando hanno capito che non era un problema mio personale, non l’hanno preso sul serio. Così è passato un mese in silenzio fino a quando a luglio tutti i giornali internazionali hanno messo il Perù in prima pagina con il virus che non si ferma. “Don Antonio aveva ragione, diamoci da fare!” Il mio appello ha ripreso il camino anche attraverso giornali zonali, muovendo amici e parrocchie con persone sensibili e generose.
Vedi qui tutto cìò che hanno fatto nella parrocchia San Martino di Milano, il mio articolo, alcune foto, i nomi di chi si incarica di raccogliere i soldi e la cifra finale mandata direttamente sul conto in dollari aperto al Banco Credito Perù. Sono 2500 euro pari a 2800 dollari, quasi 10.000 soles. Io ho risposto mandando un grazie, eccolo pubblicato come prova di una totale trasparenza. Non si sono dimenticati del loro antico parroco, dopo quasi 20 anni.
Da Milano, Cesano Maderno, Cologno Monzese, Seveso, Cerro Maggiore, Sedriano, Casatenovo, parrocchie e amici si sono fatti vivi dopo aver trovato su un giornale il mio nome. Ho una nipote, Giò, che è giornalista e aveva contattato nel mese di giugno i suoi colleghi, ma anche lei senza risultato. Adesso riscoprono la notizia e vogliono fare un articolo personalizzato. Due giornalisti mi hanno mandato le domande come per una intervista diretta, uno ha proprio voluto sentire la mia voce e mi ha tenuto al telefono per 35 minuti. Putroppo alla domanda: “Come state adesso, dopo un mese?” ho dovuto rispondere: “Stiamo peggio”. Mi dica le cifre? Siamo solo 32 milioni di abitanti abbiamo 350.000 positivi e 13.000 morti.
Padre, sono di più, siamo a 14.000 morti e con 4.000 positivi in più in un solo giorno. Non si ferma la pandemia. Tutta speciale la intervista su Settegiorni, il giornale che leggono a Cerro Maggiore, la mia prima parrocchia vissuta in mezzo alla gioventù per 10 anni. Ê saltata fuori la domanda biricchina. “Ma è vero che lei giocava bene al pallone, tanti la ricordano per questo?” “Certo, avevo un tiro micidiale”. Quei calci al pallone hanno fruttificato a distanza di anni e di spazio qualche migliaio di euro per la fame e per l’ossigeno qui in Perù.
L’Italia sa che cosa è il Covid, quanti positivi e quanti morti ha avuto e non è ancora finita. Per questo capiscono subito che non si scherza con la salute delle persone, con tutti i drammi familiari che il virus ha scatenato. A un giornalista ho proprio detto: Noi abbiamo fatto il tifo per voi, abbiamo visto il vostro “Ce la faremo”, aiutateci a farcela anche noi. Voi siete tornati per le strade, noi siamo ancora chiusi in casa senza una luce all’orizzonte.
Io vedo in tutto questo la belleza della Chiesa Cattolica, una famiglia pronta a farsi carico del figlio ammalato anche se vive oltreoceano.

Un buon esempio, la Chiesa cattolica si è alzata in piedi, ben determinata in questa lotta contro il virus. Chissà che non si svegli la Croce Rossa con altri organismi internazionali. Non so, speriamo. Certo che il mio articolo è arrivato anche nelle mani di una signora di Huacho che adesso vive a Milano, Emperatriz Pichiling . Ha coinvolto il suo parroco e le sue amiche tanto da riuscire a raccogliere e mandare $350, sul conto per l’ossigeno. Ha continuato, addirittura si è messa in comunicazione con altri peruviani che sono in Giappone per animarli per questa campagna. È una catena di bontà e di amore che stimola le persone di buona volontà.
È arrivata anche a me la notizia che la colonia peruviana in Giappone sta organizzando una lotteria. Anche negli Stati Uniti si stanno movendo. Ruth, parlaci tu della California.
Ruth: È proprio vero, la chiamano Teletòn, la stanno organizzando tutti i peruviani della California, non solo gli huaciani. Il presidente dell’associazione, Agustìn Yaya, ha voluto da me notizie più dettagliate sul progetto, poi ha riunito il suo direttivo deciso ad aiutare il Perù che soffre. Hanno analizzato vari progetti per fermarsi su Huacho e la sua campagna pro Ossigeno. È in programa per i primo di agosto a Sacramento in California.
Padre, sapeva di questa iniziativa della California? Sì, perchè un medico del Regionale mi ha chiesto di preparare un messaggio proprio per il Teletón di Sacramento. Mi ha sorpreso, ma posso capire perchè hanno scelto Huacho. Qui c’è uno che ha acceso la luce, il nostro Vescovo Santarsiero, con il suo entusiasmo ha animato tutti noi, è una personalità stimata, di fiducia, uno è sicuro che con lui il progetto arriverà a termine. Sta avanzando, vero?
Ruth – Sì, mancano ancora 200.000 soles per arrivare alla meta. Come organizzatori della Oxigenatòn, stiamo aspettando i risultati del Giappone e della California, prima di chiedere ancora alla nostra gente. Qui a Huacho sta nascendo un’altra iniziativa organizzata dalla Diocesi stessa insieme a Radio Maxima e il canale ETP di David Flores, tutti puntando allo stesso traguardo di avere i soldi necessari per l’impianto. Aspettiamo, se non arriveranno alla cifra necesaria, scenderemo di nuovo in campo.
Buon segno, si continua verso l’alto. Vedo che nella casa di don Antonio ci sono vari simboli nuovi. Per esempio nel giardino oltre alle tre pianticelle di palma c’è una pianta nuova di avogado sarà un segno di speranza, di vita. Un proverbio africano dice: “Chi pianta un albero da frutta, vuol dire che ha la speranza di mangiarne i frutti”. Le tribù nomadi non hanno piante, quando c`è una guerra non si pianta un albero. Un albero nuovo è sempre segno di speranza, di crescita, vale la pena continuare il cammino.
Guarda qua, vedi che ho modificato il mio altare con questo quadro di Gesù con i discepoli di Emmaus, due che avevano perso la speranza, la gioia di vivere. Erano sconsolati, dopo la morte di Gesù in croce. Allo strano personaggio che camminava con loro dissero: “Fermati con noi, già scende la sera…” Era Gesù che si fermò, spezzò di nuovo il pane e scaldò i loro cuori tanto che di corsa nella stessa notte ritornarono a Gerusalemme.
Quante volte anche noi siamo scoraggiati davanti alla morte dei nostri fratelli, dei genitori, dei vicini, degli amici che se ne vanno con questo terribile virus. Mi chiedono preghiere anche da Chiclayo. Anch’io ho i miei vuoti in casa, ieri ho ricordato l’anniversario di mio fratello minore, aveva 20 anni, era in bicicletta e… Quando su questo altare prego per lui, prego anche per tutti quelli che stanno morendo in questi giorni. Qui sta la nostra forza, restare uniti, non scoraggiarci seguendo Gesù sulla croce, per risorgere poi. È sempre un mistero, perchè sono morti loro e io no? Non c’è risposta chiara. Chi resta deve farsi coraggio, guardando al cielo, ma anche continuando a fare del bene in terra.
Padre, quando riapriranno la Cattedrale, la gente vorrà pregare seduta nelle banche e ricevere la comunione? Non si accontentano della Messa virtuale. Oscar, abbiamo avuto un incontro Zoom con il Vescovo e 35 sacerdoti sparsi nella diocesi, orientandoci ad aprire il 2 agosto, al termine della emergenza. Si stanno preparando tutti i protocolli che il governo ci chiede. È una tristezza grande non poter dare la benedizione con l’acqua santa, non poter ungere con l’olio degli infermi, non poter celebrare i funerali in Chiesa, e soprattutto non distribuire la Comunione a chi ha fame spirituale.
Però in tante case si sono formati catene di preghiera con Whatsapp, dicono il Rosario, cantano alla Madonna, questo è positivo, non ci si deve fermare, non deve spegnersi la speranza.
Molto bene, stiamo arrivando al finale della intervista con padre Antonio, con Ruth Robles. Salutiamo e ringraziamo tutta la comunità che sta davvero mettendo tutto il suo impegno in questi momenti così difficili.
Ruth – Grazie anche a Oscar, è un po’ timido, ma sta davvero appoggiando moltissimo tutte le buone iniziative. Un grazie anche a tutto il gruppo della stampa che si è uñita come una sola voce. Un incoraggiamento a tutte le persone che stanno soffrendo e trovano la forza per appoggiare la crociata dell’ossigeno.
Prendo in mano la statua della Madonna Immacolata per dare la benedizione. È la nostra mamma, a lei diciamo: “Donaci la tua forza, donaci il tuo amore, donaci la speranza per il nostro futuro. Amen”.
¡Muchas gracias a todos!

Zoom, la nuova finestra

È un detto italiano: “Quando si chiude una porta, si apre una finestra”. Il virus ci ha chiusi in casa e ZOOM, un software per organizzare videoconferenze, ci ha aperti al mondo intero. Da una parola del linguaggio fotografico (avvicinare l’immagine) a strumento per comunicarti con mille persone sparse qua e là.
Velocemente le mie esperienze.
Italiano online - Dopo 10 anni d’insegnamento della lingua italiana come Istituto San Francesco arriva la brusca frenata: tutto chiuso. Triste, con le professoresse abbiamo cercato una finestra: Zoom per tre sere la settimana. Ora continuiamo con circa 50 alunni in due classi virtuali. Nuovi metodi didattici che hanno costretto anche me ad aggiornarmi per insegnare la parte culturale su Michelangelo e la mia infanzia. Adesso mi diverto con “Francesco italiano”. Grazie Zoom
Missionari nel mondo - Parte dall’Ufficio missionario di Milano il link per i 44 sacerdoti sparsi nel mondo. Ci ritroviamo sullo schermo solo in 12 con Perù, Brasile, Argentina e Zambia. Danno la parola a me per primo, grazie ai miei capelli bianchi, per presentare la triste situazione di Huacho. Non migliore è quella dell’Argentina con il padre missionario che frigge stando in casa per ordine severo del suo vescovo che lo vuole “sano” per continuare poi a fare il bene. Chi non è riuscito a connettersi manda messaggi scritti dall’Albania al Niger, dove c’è padre Giuseppe Noli, vecchia conoscenza a Huacho. Il più sereno è il missionario in Zambia che ha trovato modo di giocare con i piccoli africani e far loro un po’ di scuola di matematica. Grazie Zoom.

Mssionari italiani in Perù – Si parla quasi di un centinaio di persone tra sacerdoti, suore e laici che si riuniscono ogni anno per una settimana. Onestamente io ho partecipato solo due volte, però approfitto, stando in casa, di vedere i volti e sentire le esperienze dai vari angoli del Perù. Trenta condividono la loro allegria e creatività nel fare il bene in modo nuovo. Siamo scoppiati tutti a ridere, sempre in Zoom, alla testimonianza di un sacerdote che con 20 suoi confratelli ha uccciso, spennato e distribuito allà gente ben 5000 polli con 5 giorni di lavoro. Ha concluso dicendo: “Ci siamo divertiti!”. Grazie Zoom.
Fraternità diocesana – Ci ha convocato il Vescovo Mons. Santarsiero per vederci dopo quattro mesi e per tastare il polso delle varie parrocchie. Era un po’ impacciato con Zoom, ma anche contento quando sullo schermo entrava questo o quell’altro da centinaia di chilometri di distanza. Purtroppo il ritornello di ogni parroco era sempre sul triste, ci sono tanti positivi, tanti morti, ospedali in crisi, impossibile trovare bombole di ossigeno. Poi però saltavano fuori le novità delle Messe virtuali, dei primi tentativi di catechismo online e feste patronali sempre online e consigli spirituali con Whatsapp o Messenger. Grazie a Zoom.

Da Roma corso di psicología – Ben 505 sacerdoti di tutto il Sudamerica si sono connessi per ascoltare le interessantissime lezioni impartite da un giovane sacerdote cileno di una Università Romana. Il corso era scaglionato in ben10 giorni, un’ora e mezza di lezione, con puntualità ed esposizione vivace, chiara anche nelle risposte che fioccavano da tanti punti diversi del continente. Seduto tranquillo in casa, ho seguito tutto con piacere. Grazie Zoom.
Gruppi giovanili – I ragazzi d’oggi sono superveloci nell’apprendere e manovrare i vari tipi di Zoom gratuiti e a tempo illimitato. Hanno fatto di tutto dall’adorazione eucarística alla recita del Rosario per la novena di San Bartolomeo. Naturalmente un concorso di canti, sempre da casa di ognuno e anche quello di disegno sul tema ‘San Bartolomeo oggi’ con audience di 750 persone. Naturalmente sempre chiedevano anche un mio intervento con interviste virtuali e anche 15 minuti su San Bartolomeo dai tempi della colonia spagnola a oggi. Il grupppo teatrale Aguiluchos mi ha tenuto sveglio fino a mezzanotte per la fogata del loro 50ª. Chi ha visto il fuoco? Ho visto, però, apparire volti dall’Argentina agli Stati Uniti, emigrati sempre con radici a Huacho. Grazie Zoom
Consiglio parrocchiale – Non poteva mancare il collegamento con i vicini, invisibili presidenti dei nostri gruppi. Naturalmente con qualche scintilla come per ogni riunione che sfocia in discussione. C’è voluto un secondo Zoom per tranquillizzare le acque di chi freme stando chiuso in casa, mentre vorrebbe tornare per le strade con una bella processione dall’alba al tramonto con il Señor de los Milagros. Grazie Zoom

Amici italiani rispondono all’appello

Ne parlo già nell’intervista, ma mi piace aggiungere l’ultimo inaspettato contributo con un dirottamento di soldi dalla Russia al Perù.
Tutto il dialogo è in Facebook
Don Antonio, buongiorno, sono Marita Maggioni, del Comitato Accoglienza Bambini di Chernobyl di Cerro Maggiore, Cantalupo e San Vittore Olona e sono anche la mamma di Alessandro Luè, il giornalista di Settegiorni.
Quest'anno, per l'emergenza Covid, abbiamo dovuto sospendere, con nostro grande rammarico, l'accoglienza dei bambini e ragazzi ucraini che ospitiamo annualmente nelle nostre famiglie.
Quindi, non potendo realizzare l'accoglienza sul territorio e nell'ottica di solidarietà che ci contraddistingue come Associazione di volontariato, abbiamo deciso di inviarti un nostro contributo per sostenre il tuo Progetto di Ossigeno per il Perù.
Ho sentito il Carluccio Caccia delle Acli che mi ha fatto avere IBAN di c/c su cui effettuare il bonifico, così come deciso da tutte le famiglie ospitanti dell'Associazione.
Utilizzerò il c/c italiano, perchè mi viene più semplice eseguirlo, senza impegolarmi in un bonifico estero dove la banca mi fa sempre tanti problemi. Pensavamo di inviarvi € 500,00 - sperando, che, anche se non è molto, possano contribuire al Progetto che hai creato.
Spero di conoscerti personalmente la prossima volta che verrai a Cerro, GRAZIE per quello che fai per gli altri, Bun lavoro e buona fortuna.
Don Antonio - Una bella notizia in mezzo a quelle tristi che trovo in Facebook. Ieri è morto un “pagliaccio” di 50 anni che animava le feste dei bambini per i compleanni e anche quelle d’oratorio, era un amico sempre contento.
Sono contento di tuo figlio giornalista che, con il suo articolo spigliato, mi ha fatto una bella propaganda a Cerro Maggiore e dintorni. Qui l’hanno tradotto in spagnolo per farlo circolare meglio. Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, puoi aprire il mio blog www.padreantoniocolombo.com

Ok. Sto facendo ora il bonifico, sarà contabilizzato lunedì.
La cifra di 500 euro qui si moltiplica per quattro. Il progetto Ossigeno è quasi in porto mentre bussa alla porta la fame. Farò così: metà per l’ossigeno e metà per una mensa popolare nella periferia della città. Conosco la vostra Associazione fin dall’anno del disastro nucleare a Cernobyl nel 1986.
Puoi sorpenderti che ti rispondo subito, sono in casa per l’emergenza che continua fino al 31 agosto. Ma la situazione non migliora lo stesso. Adesso siamo amici in Facebook, ti comunicherò l’arrivio dei soldi sul mio conto.
Sono arrivati! Grazie Marita. Un giorno potremo incontrarci.

Le cifre del Coronavirus in Perù Il Ministero della salute comunica di 7.964 casi confermati positivi di Covid -19 con un totale di 629.96, alla data del 28 agosto Si registrano 194 nuovi casi di morti con un numero totale di 28.471. Tutto il mese di agosto ha avuto un incremento medio superiore di morti rispetto ai mesi precedenti La Polizia conferma che sabato 22 agosto 13 persone morirono e 6 risultarono ferite in seguito a una calca dentro di un club notturno in Lima.
Siamo pronti per un altro mese di emergenza, fino al 30 settembre. Arriveranno segnali positivi? Tornerà tra noi il Vescovo? Un detto italiano dice: “Tutti i salmi finiscono in Gloria”. Quattro pianticelle nuove del mio giardino già anticipano la primavera, ma soprattutto ho potuto accompagnare – sempre a distanza – lo sbocciare di nuove vite: due gemelline, Stefano e Carlos nati in ospedali diversi.
Da un ospedale mi scrivono: “Don Antonio preghi per l’arrivo di Stefano alla nostra famiglia!!!” Dopo tre ore arriva una foto del bebè con la dedica: “La mamma, il fratello e il sottoscritto siamo contenti di condividere questa nuova vita nel giorno della Madonna Assunta”. Alleluia.
Con la speranza cristiana.

Don Antonio Colombo

Huacho 31 agosto 2020